3° Trofeo dell’Etna nel racconto di Remigio Di Benedetto


Ore 16 e 30. Nel pomeriggio di una magnifica domenica di Luglio, i colori della vegetazione dell’estate del monte Etna sono arricchiti da quelli di alcune decine di podisti che brulicano nella spianata di Piano Vetore. Il clima è perfetto, “l’aria condizionata” è naturale. I climatizzatori delle auto li abbiamo spenti superando Nicolosi e spalancando i finestrini ci siamo goduti il “fresco” da piano Bottara via via salendo fino ai 1750m dove è organizzata la zona di partenza-arrivo del 3° Ttrofeo dell’Etna.

Qualche “difficoltà logistica” nel posizionamento dell’arco gonfiabile a cura del presidente Sciuto, determina un lieve ritardo sull’orario di partenza. Nel frattempo il “trio” di giudici presenti si divide i compiti: due rimangono in zona partenza mentre la terza andrà a posizionarsi al bivio previsto di fronte all’altare dedicato a San Giovanni Gualberto. Mysdam sotto il gazebo, con i strumenti “elettronici” registrerà partenza, passaggi e arrivi. Il presidente Sciuto al microfono farà la cronaca della gara, mentre il responsabile dei master, Biagio Di Mauro, sembra voglia fare tutto il “resto” (?).


Ore 17 e 35. Con qualche ripetuto sibilo di fischietto, i giudici chiamano a raccolta i podisti; siamo pochini ma buoni sicuramente per cimentarci sul percorso estremamente difficile che ci attende, ricco di discese e salite con pendenze proibitive. Al “passo” calpestiamo il tappetino “magico” della Mysdam, tecnicamente necessario alla registrazione della nostra partenza e finalmente viene dato il via.

Noi “anziani” over 60 percorreremo 5,65 chilometri insieme alle femminucce, mentre i “giovani” fino ai 59 anni raddoppieranno con un secondo giro del percorso.
Si comincia con 200m in salita sull’unico tratto sterrato del percorso. C’è la massima attenzione allo “Spino Santo” di cui sono ricchi i margini del tracciato. Mentre mi accosto al mio avversario di categoria Ferdinando Schiavino, vedo Renato Lo Faro che con una partenza “a razzo” ci ha già “preso” 50m.

Superimo la croce in Betulla posta sulla destra e svoltiamo a sinistra. Imbocchiamo una stradella asfaltata e inizia la discesa. La pendenza è notevole e mette a dura prova i muscoli che se non caldi a sufficienza, possono fare qualche brutto scherzo. Difficoltà aggiuntiva le buche presenti sull’asfalto, oltre alle pietre laviche e alle pigne. La pendenza della strada si fa più lieve. Entriamo nel bosco, siamo in un tratto completamente in piano. Sono sempre fianco a fianco con Ferdinando, mentre Renato ha un buon margine su di noi. Il bosco si infittisce e arriviamo a San Gualberto; la giovane giudice che funge da “spartitraffico” indirizza tutti a destra.

La strada improvvisamente si impenna, Ferdinando sembra cedere di schianto e inizia a procedere di passo. Lo Faro mi sembra più vicino ma la pendenza eccessiva, penso superi il 10%, non consiglia accelerazioni, anzi bisogna innestare “la ridotta”.

Nel frattempo ho affiancato Mika Hiwaguci, made in Japan, in lotta per la supremazia al femminile della gara. La salita sembra non avere mai termine, ma dopo il rifugio della forestale, c’è un’ampia curva e finalmente siamo in discesa. La velocità è un’altra, le gambe corrono facilmente, si cambia marcia, anzi andiamo “a folle”. Mika prende il volo e io cerco di stare sulla sua scia. Non c’è traccia di Schiavino mentre Renato è sempre più lontano. Si ripassa da San Gualberto e si iniziano a incontrare gli ultimi podisti in controsenso: Blanco, Ventura, Meli, Pantò, c’è tutta la Fiamma San Gregorio, presidente compreso, ma c’è anche Ligama, SM75 (Atl. Caltagirone). Usciamo dal bosco, il sole oramai basso sull’orizzonte ci colpisce senza infierire, ma quando inizia la salita che all’andata è stata una facilissima discesa, la fatica diviene improba. La Hiwaguchi ha ancora energie e progressivamente perdo terreno. E’ il momento più critico, archiviata la possibilità di vittoria della categoria a favore di Lo Faro, devo tenere duro per la piazza d’onore. Mika è sempre il mio punto di riferimento. “Stringo i denti” nel momento di massima sofferenza, la salita è ripidissima. Incrocio Andrea Viscuso (SAL Catania) e Carmelo Rapisarda (Fortitudo Catania) che costituiscono la testa alla gara; sono lanciatissimi nella loro seconda discesa. Finalmente la salita diviene più lieve. C’è un’ultima curva e dopo un breve rettilineo c’è lo “scollinamento”. La vista della spianata di Piano Vetore non è un miraggio, ma dà un senso “liberatorio”. Siamo ai 200 dall’arrivo, volgo lo sguardo all’indietro, ma non ci sono “sorprese”, all’orizzonte non vedo avversari e mentre percorrono la discesa sterrata finale, mi godo lo spettacolo di Mika che sprinta lottando per la supremazia nella sua categoria. Alice Leonardi vincitrice assoluta tra le donne ha tagliato il traguardo da due minuti e non c’è molto da attendere per vedere Andrea Viscuso fare altrettanto al completamento del suo secondo giro del percorso che chiude in 46 minuti e 53 secondi. Gli arrivi si susseguono e Augusto Luciano Melita (Atl. Linguaglossa) si fa carico di chiudere la manifestazione in 1 ora, 12 primi e 41 secondi, complimenti anche a lui.
Bellissima la manifestazione, bravissimi i vincitori e complimenti a tutti i partecipanti. L’organizzazione dell’Atletica Valverde del presidente Coppola è stata perfetta, un gradevole rinfresco, una ricca premiazione.
Unico “neo” le “difficoltà logistiche” del presidente Sciuto, che affossatosi con il suo veicolo nella spianata di piano Vetore, ha sottoposto alcuni volenterosi podisti a fine gara a una notevole “fatica supplementare” per il relativo recupero del mezzo, un abbraccio e un grazie anche a lui.

Remigio Di Benedetto
r.dibenedetto@aliceposta.it