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Diario della Corsa: la Corri amo Sfaranda nel racconto di Remigio Di Benedetto

E’ un gradevole pomeriggio d’Agosto e abbandonati gli ozi da spiaggia ci arrampichiamo sui primi contrafforti dei Nebrodi; la nostra meta è Castell’Umberto; ci attende una podistica dal passato importante che cerca rilancio. Il cuore della manifestazione sarà in contrada Sfaranda, colpita da un’alluvione nel 2010, con conseguenti notevoli danni per il territorio, di cui vi è ancora traccia.
Appena giunti in paese troviamo la Piazza IV Novembre ricolma di atleti; sono in corso le iscrizioni e scopriamo che la versione “non competitiva” della manifestazione è una volta tanto numericamente superiore alla “competitiva”. La gioventù degli umbertini e non solo, ha infatti compattamente aderito alla manifestazione. La prima partenza è proprio per la non competitiva e ai concorrenti concediamo un buon quarto d’ora di vantaggio. Per gli altri della competitiva, i preliminari sono più severi: riscaldamento, spunta, chiacchiere dello speaker Giuseppe Marcellino, poi finalmente sulla linea di partenza e al pronti… via!
Lo scatto del gruppo è perentorio e fulminante, mi ritrovo subito in fondo al manipolo dei concorrenti. Si inizia con due brevi giri della piazza, il pubblico non è moltissimo ma è attento a far sentire il caloroso incitamento ai “paesani” e anche per noi “forestieri” c’è un applauso di simpatia. Si prosegue con un giro più ampio nel quale ci troviamo di fronte a una salita con pendenza al 30%, una sorta di “6° grado senza ascensore” che solo l’energia dei muscoli al primo chilometro ci consente d’affrontare senza difficoltà. Un poco avanti scorgo gli “amici-avversari” Vincenzo Materia e Giuseppe Maio, anche loro come me s’aggrappano ai giovani lanciati a tutta, ma non è facile. Dopo poche decine di metri “aggancio” l’amico Giuseppe, mentre le larghe spalle di Vincenzo mi sembrano difficilmente raggiungibili. Terminata finalmente la “centrifugazione” dei podisti nella piazza, abbandoniamo il centro storico per una più scorrevole discesa che ci porta fuori dalla cittadina. Ci accorgiamo subito che la strada non è completamente chiusa al traffico, assistiamo a qualche slalom tra i veicoli e anche i Vigili Urbani si esibiscono in qualche sorpasso non del tutto limpido.
Il gruppo dei podisti è ormai molto allungato in una fila della quale per me è impossibile scorgere la testa. Vincenzo, che di mestiere fa il fabbro, è ancora avanti a me ed è sempre più lontano, non ho la giusta “tempra” per batterlo. Giuseppe invece, “stanco pensionato”, è ormai alle mie spalle, ma sento il sul fiato sul mio collo.
Il percorso prosegue e alla lunga discesa si alternano tratti in leggera salita che ci fanno soffrire. Il mio pensiero è al Pasta Party per il quale spero di giungere in tempo. La fatica prosegue ed agganciamo qualche giovane partecipante alla “non competitiva”, con tanta volontà, poca esperienza e nessun allenamento; sono atleti in forte ritardo che noi “vecchietti” super allenati “risucchiamo” facilmente. Giungiamo a una postazione di rifornimento acqua che ci è gradita come un’oasi nel deserto. Subito dopo un cartello indica il bivio per contrada Sfaranda: è l’inizio dell’erta finale.
Vincenzo è ormai scomparso alla mia vista e di Giuseppe alle mie spalle non vi è traccia. Continuiamo ad agganciare “podisti non competitivi”, tra i quali tre simpatiche e sorridenti femminucce che proseguono tranquille, cercando forse d’alleggerire gli abbondanti posteriori con questa masochistica competizione. Il traguardo è sempre più vicino ma la salita è sempre più salita. L’ultimo chilometro lo percorro in compagnia di un giovane abbondantemente tatuato e di una giovanissima ragazza che cerca il traino “psicologico” da un amico che le viene incontro.
Finalmente appare il “gonfiabile” con la scritta ARRIVO, una mistica visione per noi miracolosa, meglio che Padre Pio o la Madonna di Lourdes; do fondo alle mie ultime energie, percorro gli ultimi metri in crescendo e taglio il traguardo. Il sole è basso all’orizzonte, siamo quasi al tramonto, in perfetto orario per il Pasta Party. Mi rendo conto che il pubblico che mancava alla partenza è tutto asserragliato qui a Sfaranda e impazzisce ogni qual volta giunge un concittadino.
Siamo esauriti e soddisfatti, ci ritroviamo con Vincenzo e Giuseppe, reciproci complimenti e poi tutti, dopo uno spartano cambio di abito e le premiazioni per i migliori, all’agognato Pasta Party. Ma qui c’è la sorpresa: la pasta è troppo al dente, quasi cruda, forse “l’assaggio” affidato dal cuoco a Vincenzo, fabbro Furnaroto, è stato imprudente, lui la pasta la mangia dopo averla trattata con l’incudine e il martello, noi no, pazienza andrà meglio la prossima volta.
E torneremo sicuramente in questo magnifico paese, con tanta gente ospitale e simpatica che ringraziamo per l’accoglienza. Un ringraziamento particolare al Presidente dell’A.S.D. AVIS di Castell’Umberto Sebastiano Giglia, al Sindaco Vincenzo Biagio Lionetto Civa, a tutta l’Amministrazione comunale, “all’inconsapevole cuoco”, e a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione.
A proposito, qualcuno ha pure vinto questa corsa, con una condotta di gara magistrale e attenta. Sono per i ”maschietti” Antonio Scopelliti e per le “femminucce” Teresa Chilà , entrambi dell’Entella Running di Chiavari (Genova). Complimenti a loro, ragazzi educati e silenziosi, li aspettiamo per il prossimo anno.
Remigio Di Benedetto





