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Super Elena alla sua terza 6 Ore del 2013. Corro a testa alta e mi diverto

Un gustoso e corposo antipasto, in vista dell’impegno dell’Etna Trail, in programma il 4 agosto, quando sfiderà il suo “amato” Vulcano. Una sfida intrisa di amore e rispetto. La zona è sempre la stessa, quella del catanese, la location sicuramente diversa. Perché la 6 Ore Clarentina si è disputata in pista con le classiche formule della 6 Ore individuale e della staffetta 6×1 ora. In gara anche atleti diversamente abili arrivati da mezza Sicilia. Per Elena Cifali  si è trattato della sua terza 6 Ore dell’anno 2013 (complimenti!). E puntuale è arrivato l’orami atteso e interessante commento, quelle emozioni che possono essere raccontata solo da chi quella avventura la vive, la” s-corre”, perché correre 6 ore attorno ad un anello di 400 metri, non è roba da tutti, ci vogliono gambe, ma soprattutto ci vuole testa. E il risultato finale? Quello rimane solo un dettaglio… Il racconto di Super-Elena Cifali…

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“ Ogni volta scopro un modo diverso di vivere questa gara a tempo e non a distanza. Mentre a Putignano avevo in testa l’unico scopo di dimostrare a me stessa quanto potevo “valere” in 6 ore percorrendo ben oltre i 56 km, a Banzi rimasi vittima di forti crampi allo stomaco scendendo vertiginosamente sotto i 49 km. La gara di San Pietro Clarenza doveva essere una sorta di prova del nove. In un circuito messo in piedi in pochissimo tempo, in una struttura che fino a qualche tempo fa era stata dimenticata e che oggi, grazie all’impegno di tanta gente è stata capace di regalarci una giornata di sport davvero importante. Un’organizzazione davvero impeccabile e degna delle più importanti manifestazioni nazionali. Una gara iniziata sotto il sole cocente, in un anello d’asfalto di 400mt da correre e percorrere finchè le gambe ed il fiato mi avessero permesso di farlo. Suggestivo e meraviglioso è stato assistere al tramonto ed osservare come il sole lasciasse posto su nel cielo ad una splendida luna piena che confortava e accarezzava il mio viso e mio corpo.
Una gara non priva di difficoltà mentali, perché girare in tondo, o forse sarebbe meglio dire in ovale, per 132 volte non è cosa semplice. Anche le menti più forti ed allenate hanno di tanto in tanto qualche cedimento. Ed infatti qualche momento di crisi e stanchezza è arrivato anche per me soprattutto al passaggio tra la terza e la quarta ora.
Il fatto di non avere avuto la possibilità di invertire il senso di marcia ha messo a dura prova anche, ginocchia a caviglie. Sul finire anche le piante dei piedi volevano conto e ragione di tutto questo battere e ribattere. Non nego che la notte seguente mi sono rigirata nel letto con le gambe dolenti.
Lo scopo di tutta questa fatica? Semplice: DIVERTIRMI, ridere e scherzare con i miei compagni d’avventura e col pubblico. Si può correre con gli occhi bassi, col solo scopo di fare chilometri e si può correre a testa alta ridendo di se stessi e delle proprie passioni….
Come dico sempre io la corsa è una filosofia di vita che pian piano mi porterà lungo un Cammino che spero aprirà il mio cuore e la mia mente a nuove fantastiche avventure…”

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