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Kipchoge ci riprova…fa bene?

Due anni dopo Eliud Kipchoge ci riprova: prende sempre più forma il progetto INEOS 1:59 Challenge, ossia il tentativo del primatista del mondo di maratona di correre la distanza dei 42,195 km sotto le 2 ore. Ci aveva già provato due anni fa, il 6 maggio 2017 all’Autodromo di Monza, insieme all’etiope Lelisa Desisa e all’eritreo Zersenay Tadese, arrivando a 2h00’25”. La formula che il prossimo 12 ottobre a Vienna verrà adottata sarà la stessa, salvo il fatto che questa volta il campione olimpico sarà il solo ad effettuare il tentativo, il che non significa che correrà da solo. Com’era avvenuto a Monza, l’organizzazione ha reclutato una trentina di grandi interpreti del mezzofondo mondiale per accompagnarlo nella sua avventura, dandosi cambi a gruppi di tre ogni 4,8 km in modo da concedere a Kipchoge sempre 6 atleti ad accompagnarlo e a fendere l’aria (nella foto un momento del tentativo monzese). Anzi, a ben guardare la qualità degli invitati è superiore: ci saranno i connazionali e compagni di allenamento del campionissimo kenyano, Augustine Choge e Victor Kimutai Chumo, ma anche la fenomenale famiglia Ingebritsen con Henrik, Filip e Jakob, poi il pluricampione del mondo di mezza maratona e cross Geoffrey Kamworor (KEN) e gli australiani Jack Rayner e Brett Robinson senza dimenticare l’americano Bernard Lagat, unico reduce dal tentativo brianzolo.
Sono passati due anni, ma le perplessità rispetto all’iniziativa sono le stesse. E’ chiaro che, com’era avvenuto per Monza, qualsiasi sia il tempo ottenuto a Vienna non potrà avere valore di record ufficiale, proprio per la presenza di lepri pronte a darsi il cambio per aiutare il tentativo. E’ chiaro anche che l’iniziativa ha un fortissimo sapore commerciale: due anni fa dietro c’era la Nike, questa volta tocca alla britannica Ineos, terza più grande azienda chimica mondiale che finora aveva operato nel ciclismo sponsorizzando la squadra che da anni spopola al Tour de France con Froome, Thomas e Bernal.
Già due anni fa si era sviluppato un grande dibattito fra chi guardava all’impresa apprezzandone lo spettacolo e chi invece la bollava come una scelta che di sportivo aveva ben poco. L’atletica è sicuramente altro, è sfida uomo contro uomo, è ricerca dei propri limiti in una competizione effettiva, dove si corre tutti insieme partendo, di base, con le stesse identiche possibilità di prevalere. Sinceramente questa è l’ennesima scelta operata da Kipchoge che guarda più all’aspetto economico e alla voglia di iscrivere il suo nome nella storia della specialità attraverso un’impresa fine a se stessa: avremmo preferito vederlo sfidare gli avversari in altre grandi maratone, cimentarsi in città che mai lo avevano visto protagonista, a New York come a Boston e a Tokyo, realizzando quel Grande Slam delle maratone del World Marathon Majors Challenge che non è mai riuscito a nessuno nell’arco della propria carriera. Kipchoge ha fatto altre scelte: sicuramente il 12 ottobre il suo tentativo andrà seguito e, in caso di successo, applaudito perché il kenyano ha tutte le qualità per riuscirci come ha dimostrato quando a Berlino ha stabilito il record della specialità in 2h01’39”. Ma l’atletica vera è un’altra cosa…

Di Gabriele Gentili

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