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Alberto Bettiol è il padrone delle Fiandre: il ciclismo italiano è in buone mani

Da anni, nell’ambiente del ciclismo, Alberto Bettiol era indicato sia dagli addetti ai lavori che dagli stessi atleti come uno dei prospetti più interessanti del ciclismo italiano e mondiale. Sino ad oggi, tuttavia, vuoi per un pizzico di sfortuna in alcune occasioni, per alcuni problemi fisici anche abbastanza gravi o per qualche errore frutto dell’inesperienza e della giovane età, l’atleta toscano non era mai riuscito ad ottenere un successo tra i professionisti. Questo trend negativo è stato tuttavia invertito nell’ultima edizione del Giro delle Fiandre, una delle cinque “classiche monumento”, che si svolge, per l’appunto, nelle Fiandre del Belgio. All’esito di una corsa destinata ad entrare di diritto nella storia del ciclismo italiano, e non solo, Bettiol ha così conquistato la sua prima vittoria in carriera e l’ha fatto come solo i grandi campioni sanno fare, partendo a 18 km dal traguardo sul “Vecchio Kwaremont”, in un tratto in salita sul pavè, in cui solo i veri fenomeni riescono a fare la differenza.

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L’impresa al Giro delle Fiandre

Quello scatto, a 18 km dall’arrivo, rimarrà per sempre negli occhi e nelle menti di tutti gli appassionati di ciclismo, come solo le grandi imprese individuali del passato sono riuscite a fare. Il toscano si è reso protagonista di una cavalcata epica di cui forse non ha ancora compreso appieno la grandezza: vincere una classica monumento è un privilegio per pochi, farlo con la prima vittoria da professionista è per pochissimi eletti. L’ultima volta che un ciclista riuscì a conquistare il suo primo successo tra i grandi, in una grande classica, fu ben otto anni fa, quando Zuegg riuscì ad imporsi al Giro di Lombardia del 2011. Bettiol, guidato dalla sfrontatezza della giovane età e da un talento sconfinato, è invece riuscito ad ottenere una vittoria che per il ciclismo azzurro mancava da ben 12 anni, da quando un altro grandissimo ciclista specializzato nelle corse di un giorno, Ballan, riuscì a tagliare il traguardo davanti al belga Leif Hoste, uno che sul circuito delle Fiandre ha iniziato a pedalare in tenera età. Non è un caso, pertanto, che dopo aver compiuto un miracolo sportivo del genere, Bettiol sia diventato, secondo le scommesse sul ciclismo su Betway, al 10 di aprile subito dopo Sagan a quota 5,00 uno dei principali indiziati per la vittoria della prossima Parigi-Roubaix. Vincere nelle Fiandre, per meglio intendersi, è un’impresa per fenomeni assoluti: come ci ricorda l’Ultimo Uomo in un interessante articolo, questa corsa è per i ciclisti quello che Wimbledon o il Roland Garros rappresentano per i tennisti. Il Giro delle Fiandre, in lingua fiamminga “Ronde van Vlaanderen”, non è una corsa come le altre e, con ogni probabilità, tra le grandi classiche monumento, è quella che da sempre suscita nei ciclisti di tutto il mondo più fascino e, di conseguenza, più timore riverenziale. Bettiol, invece, per nulla intimorito dall’impresa che si accingeva a compiere, nei 18 km finali ha dato tutto se stesso, gettando il cuore oltre l’ostacolo e cercando di pedalare più veloce delle sue paure, dei suoi tormenti e dei suoi problemi fisici che negli anni passati ne hanno fortemente condizionato la carriera.

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Il futuro del ciclismo azzurro

Il successo di Alberto Bettiol giunge in un periodo non proprio entusiasmante per il ciclismo azzurro. Dopo i successi straordinari che Vincenzo Nibali è riuscito a conquistare negli ultimi anni, sia nelle grandi corse a tappe che nelle classiche di un giorno, in casa azzurra è mancato quel ricambio generazionale tanto atteso; o meglio, era mancato fino alla vittoria di Bettiol. Il ciclista toscano, da sempre considerato un ottimo cronoman ed un grande passista, si è riscoperto decisivo e determinante anche nella grandi corse di un giorno e chissà che, con una gamba del genere e data la sua giovane età, in futuro non possa riuscire a diventare un ciclista in grado di vincere anche un grande giro. I presupposti per fare bene ci sono tutti ma, dietro di lui, la situazione del ciclismo italiano si fa un po’ preoccupante. Matteo Trentin, nonostante qualche buona vittoria conquistata in carriera, fatica a compiere il definitivo salto di qualità e spesso si è fatto trovare impreparato nei momenti decisivi. Elia Viviani, seppur stia migliorando sempre di più come velocista puro, fatica a trovare successi quando negli appuntamenti importanti il livello della concorrenza, inevitabilmente, tende ad alzarsi. Quella che invece fino a qualche anno fa era considerata la più grande promessa del ciclismo italiano, Fabio Aru, continua ad accusare innumerevoli problemi fisici che ne stanno pesantemente condizionando la carriera. Il “cavaliere dei quattro mori”, a causa di un serio problema ad un gamba, sarà costretto a saltare anche la prossima edizione dei Giro d’Italia che, come sempre, avrà inizio a partire dalla seconda metà del mese di maggio. Le speranze del ciclismo italiano, pertanto, ancora una volta, saranno riposte tutte su Vincenzo Nibali che, nonostante non sia più un giovanotto, incarna ancora la rappresentazione più pura di quanto il nostro ciclismo possa offrire, sia nella grandi corse a tappe che nella classiche.

In un simile contesto, in cui il ciclismo azzurro, da anni, non riesce ad imporsi nell’Olimpo del ciclismo mondiale e fatica a sfornare nuovi talenti che possano puntare, in modo credibile, a dei successi importanti, la vittoria di Alberto Bettiol assume un significato ancora maggiore. Il mondo del ciclismo ha trovato una nuova stella che, luminosissima, si appresta a brillare, per anni, in uno sport che tante gioie ed emozioni ci ha regalato in passato e che, si spera, tante altre ce ne regalerà in futuro.

 

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