Interviste Racconti EditoriaPrimo piano

Incontro con Matteo Giammona: forza e razionalita’

 

Con questa intervista al triatleta (ma si definisce podista al 100%) dell’Universitas Palermo Matteo Giammona, inauguriamo una rubrica che vedrà protagonisti atleti di grosso livello, della nostra terra e che sono chiamati giorno dopo giorno a “confrontarsi” e a “scontrarsi” tra la vita di sempre, il lavoro, la famiglia e gli impegni agonistici. Matteo è un veterano, lo "scoprirete" in questa intervista, molti di voi addetti ai lavori, colleghi lo conoscono già: il nostro obiettivo è quello di fare conoscere questi atleti con la A maiuscola anche a tutta quella gente che si sta avvicinando alle “discipline di fatica” che prima di ogni altra cosa richiedono volontà e sacrificio. Con Matteo abbiamo optato per un simpatico botta e risposta che ha messo a nudo l’uomo e l’atleta, buona lettura…

COME CI SI PREPARA AD AFFRONTARE UNA STAGIONE DI GARE (COMBINANDO TRIATHLON   E CORSA) …E COSA E' PIU' DIFFICILE ALLENARE LA TESTA O IL CORPO…

Hai toccato il tasto giusto fin dalla prima domanda. Oggi combinare tre sport, famiglia –moglie e figli-, il lavoro….. non è per nulla facile. Riesco a intersecare ogni singolo elemento di questo puzzle grazie ad una pianificazione familiare che ci coinvolge tutti. E’ chiaro che senza l’aiuto di mia moglie non potrei dedicare tutto il tempo che dedico allo sport, ma c’è anche da dire che riesco a non venire meno ai miei “doveri” di padre e marito. Testa o corpo? La domanda non è tra le più semplici. E’ chiaro che se non sei forte mentalmente non vai da nessuna parte. Nella mia carriera mi sono visto passare davanti decine di atleti con un talento da paura, ma il tutto si è sciolto in una bolla di sapone quando le stesse persone non hanno saputo affrontare le minime difficoltà che lo sport comporta.

QUALE TRA LE TRE DISCIPLINE DEL TRIATHLON TI E' PIU' CONGENIALE E QUALE INVECE TI E' PIU' OSTICA A PALERMO?

Vengo dall’atletica pura anche se nella fase adolescenziale era stato il ciclismo il mio sport di base; percentuale mi sento podista al 100%, ciclista al 95% e nuotatore al 70%.

Quello che mi manca, e che pago a caro prezzo, e su cui non posso più rimediare è il nuoto giovanile. Sopperisco con la forza pura infatti ho un dispendio energetico in acqua che un normale nuotatore non sopporterebbe ma che io riesco a mantenere anche per lunghi tratti facendo leva sulle mie caratteristiche da maratoneta. Tempo fa un tecnico –del nuoto- mi ha detto una frase bellissima: “tra gli agonisti sei il nuotatore tecnicamente più scarso che io conosca ma incredibilmente riesci ad andare fortissimo nonostante una tecnica da brivido”. Per la cronaca ho buttato i miei due figli in piscina a 4 anni!

SACRIFICIO, COSTANZA E A VOLTE ANCHE RINUNCIA COME SI SPIEGA TUTTO QUESTO AD UN BAMBINO CHE VUOLE SEGUIRE IL VOSTRO ESEMPIO?

Penso che sia meglio “non spiegare” quantomeno all’inizio; l’innamoramento per lo sport e quindi per la fatica faranno il suo corso …ed alla fine sacrificio, costanza e rinuncia faranno parte, come in un tragitto già pianificato, del DNA di quello che alla fine risulterà essere un campione.

PERCHE' CI SI INNAMORA DELLA CORSA?

Non ci si innamora così di punto in bianco….anzi ritengo che nella corsa non esista l’amore a prima vista; ci si innamora giorno dopo giorno nella sua quotidianità!

DAI UN AGGETTIVO PER OGNI DISCIPLINA DEL TRIATHLON: NUOTO…, CICLISMO …, CORSA…

Nuoto: tecnica pura …se non hai quella puoi solo girarci attorno!

Ciclismo: la più semplice basta pedalare tanto ma veramente tanto ed anche un non campione può fare risultato.

Corsa: viene per ultima nel triathlon e le difficoltà si acuiscono anche per questo. Non si può per questo sottovalutare; oggi se il triathleta di livello mondiale non ha la corsa pura sulle gambe non ha possibilità; infatti non è raro che un triathlon si decida sullo sprint finale. 

QUAL'E' LA “GARA PERFETTA”?

Una volta lessi una intervista a Rosa Mota –grande maratoneta portoghese degli anni 90’- che a questa domanda rispose che la “sua” gara perfetta era stata una ed una sola….eppure la Mota in carriera aveva vinto qualcosa come 25 maratone. In altre parole riteneva non perfette almeno 24 di queste 25 vittorie! Condivido la valutazione di Rosa Mota quando infatti penso alla mia gara perfetta, mi viene in mente un 10.000 su strada di metà anni novanta quando dal primo all’ultimo metro ebbi l’impressione di imprimere tale forza da scavare un buco per terra per ogni passo; vinsi battendo atleti quotati molto più di me e correndo sul passo di 3'03” a chilometro, con una facilità e con una elasticità che non provai mai più in nessuna altra occasione.

COSA NON VA MAI FATTO DURANTE UNA GARA CHE PREVEDE UNO SFORZO PROLUNGATO (MI RIFERISCO SIA DAL PUNTO FISICO CHE MENTALE).

Diciamo che gli sport di endurance vanno ben pianificati sia per quel che riguarda la distribuzione dello sforzo sia per quel che riguarda l’alimentazione. La regolarità nello sforzo è fondamentale per chi deve stare tante ore a velocità di soglia, ma alimentarsi bene e con regolarità fa parte della corretta gestione di gara. Per far questo occorre conoscersi bene, il rischio è quello di alimentarsi troppo o al contrario troppo poco, trovare il “medio stat virtus” non è sempre semplice. Da un punto di vista mentale? Quello è tutto un altro aspetto che parte fin da quando devi prepararla la gara. Se non si ha la testa per pianificarla è chiaro che non la si ha neanche per farla. Inventarsi una gara di fondo sulla linea di partenza è l’errore più grave.

MI HAI DETTO CHE HAI INIZIATO NEL 1990,COME  E' CAMBIATO IL MODO DI APPROCCIARSI ALLA CORSA IN TUTTI QUESTI ANNI?

Realmente ho iniziato a metà degli anni 80’ quando il mondo dello sport e dell’atletica era tutt’altro rispetto ad oggi. Oggi la corsa pura è entrata a far parte della quotidianità di moltissimi- agonisti e non-;  vent’anni fa un podista per strada faceva ancora uno strano effetto. Probabilmente in tutto questo incide anche la voglia di star bene e la ricerca di uno standard fisico che i media ci impongono ed in questo la corsa è sicuramente il modo più semplice di “fare sport”.

LO SPORT COME STILE DI VITA,LA CORSA COME ?

Effettivamente ho sempre sostenuto che senza lo sport oggi sarei una persona diversa da quella che sono; con questo non voglio dire una persona “migliore” o “peggiore” ma una persona diversa; lo sport mi ha permesso di vivere e gestire la mia vita in maniera trasversale e questo atteggiamento volente o nolente si ripercuote anche nella mia quotidianità.

QUALI I PROSSIMI APPUNTAMENTI DI MATTEO GIAMMONA E QUAL'E' IL SUO OBIETTIVO PER QUESTA STAGIONE…

Diciamo che da un po’ di anni vivo alla giornata; gli appuntamenti e la pianificazione sono strettamente legati alle condizioni fisiche. In questo momento sto venendo da un momento positivo (ho concluso da poco -11 settembre- un Half-Ironman di livello internazionale stabilendo anche il mio personal best sulla distanza – 4h41’- tempo tra l’altro tra i migliori mai realizzati in Sicilia) ma gli ultimi anni sono stati tribolati. Nella mia lunga carriera sono passato ben cinque volte dalla sala operatoria sempre per cause strettamente legate allo sport; e non so quanti sarebbero ancora in attività dopo tante e tali tribolazioni.

 

 

Potrebbero interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *