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24 Ore del Sole: Daniele Baranzini racconta il suo Pensiero 24

" Il Presidente mi ha suggerito di scrivere un commento alla 24 Ore di Palermo. Ho pensato fosse interessante descrivere questa bellissima competizione dal punto di vista dei significati che può avere una gara del genere sia per chi è un “ventiquattrorista di natura” sia per chi desiderasse capire cosa succede in una 24 e che cosa comporta.
Ho notato che la componente agonistica e l’aspetto sociale in una gara di 24 ore sono argomenti che apparentemente si fondono assieme. Questo è un aspetto che mi ha fatto pensare molto essendo uno psicologo professionista e volevo quindi condividere con questo breve racconto le mie impressioni e percezioni sulla corsa “dentro” una 24.
Correre una 24 ore in un circuito chiuso ha molti significati. E per chiunque lo abbia già fatto sembra quasi difficile farne a meno. È una competizione che ti coinvolge e ti abbraccia. Rispetto a una classica 100km in linea correre per 24 ore in un circuito genera letteralmente un “piccolo borgo sociale” che staziona fermo tra i ristori e la pista, quasi fuori dal tempo! Sei come in una stazione spaziale orbitando attorno alla terra dove tutti fanno cose normali e tu vedi la terra girare. Il tempo in realtà si ferma dentro queste gare e sono convinto che qualcuno all’albeggiare (generalmente verso le sei ore finali) spera che la magia non finisca “presto”. Ancora più paradossale è che in una 24 ore si può avere la sensazione che “manca il tempo” per completare e fare alcune cose che ci si era prefissati. Gli atleti imparano a vedersi e rivedersi continuamente, i sorrisi si trasformano in fatiche, le parole lasciano spazio a molti silenzi e il battere delle scarpe sul tartan regnano sovrani. La regia di tutto questo è lo stesso gruppo di atleti che per motivi anche molto diversi vengono per condividere la stessa esperienza umana e per gareggiare allo stesso tempo. Si, in una 24 ore bisogna essere umani e pronti a capire gli altri che ti girano attorno. Ci si alterna nei passaggi e la parola “ripetizione” assume un nuovo significato. Ad esempio, prima della partenza gli atleti fanno quasi gruppo…si ha la sensazione che qualcosa di enorme deve essere fatto, ma non semplicemente dal singolo atleta. C’è quasi la sensazione che la “cosa”, la 24 ore, debba essere letteralmente “costruita da tutti”. E di fatto una 24 ore è un’azione che emerge dal gruppo e mai risulta essere la semplice somma degli sforzi del singoli atleti. Ognuno diventa un elemento essenziale nel far crescere questo “gioco collettivo”.
In termini di momenti, e rispetto ad una giornata normale, la giornata della 24 ore viene scandita semplicemente dai volti, dalle gambe e dai gesti del corpo…solo dall’uomo o dalla donna che ti trovi a fianco, dietro o davanti. La ripetizione delle cose è l’olio che permette all’ingranaggio di funzionare.
Entrare in una 24 ore (in Italia almeno) è come entrare un po’ in un club. Il senso di appartenenza e coesione lo percepisci subito. Le prime quattro o cinque ore di corsa servono a “formarsi”. Servono solo a prepararti per il “dopo”, per il lungo periodo, che a partire dalle sei o sette ore di gara incomincia ad emergere naturalmente tra tutti (sia tra gli agonisti sia tra i puri amatori DOC). Il collante di questo gruppo di corridori è la fatica, ma anche il riposo perché in una 24 ore si corre e ci si ferma per prendere un respiro comunque. Anche gli organizzatori sono parte integrante del gioco. Loro spesso scandiscono certi ritmi e determinano lo stile della manifestazione. Ad esempio, nel cuore della notte sono loro ad abbassare il volume della musica quasi a segnare un momento di tranquillità e di “nina-nanna” per tutti. Alcuni atleti sfruttano questo momento per risposarsi anche nelle tende spogliatoio. Si ha la percezione che tutti rallentino un poco, anche i più veloci. I giudici stessi sono voci che ripetono e scandiscono continuamente gli stessi numeri per centinaia di volte. E’ tutto un enorme ritmo. Nessuno viene escluso.
Dopo le quindici ore se corri ancora, o se cammini ancora (a volte anche solo se sei sveglio) stai veramente entrando nel cuore della 24 ore. Stai letteralmente resistendo in un gruppo. Infatti, in una 24 ore si crea un modo nuovo di percepire le sensazioni. Le sensazioni individuali di fatica e resistenza sono gestite non da te ma dalle interazioni che hai con gli altri. I singoli atleti quasi per magia “donano energia l’un l’altro” ad ogni passaggio ritmico del circuito. Ognuno diventa punto preciso di riferimento non solo per sé ma soprattutto per gli altri. È come se il proprio e personale resistere alla fatica e al dolore fosse “gestito dal gruppo”, come se la gioia e la fatica fossero delegate all’insieme degli atleti, e non più al singolo. In una 24 ore si crea una resilienza di gruppo. Si dona se stessi per ricevere supporto dalle posizioni di tuti gli altri. Paradossalmente si diventa come un singolo corpo e poi un singolo pensiero, il pensiero 24.
Insomma chi non ha mai provato una 24 ore e vuole sentirsi parte di qualcosa di più grande della gara a cui partecipa…dovrebbe pensare di correre una 24…almeno una volta nella sua vita."
Daniele
Fonte: FedMarchi




