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Paralimpiadi, su Famiglia Cristiana: «Non più distinzione ma solo “I Giochi”»
A scriverlo nel Primo Piano del settimanale da oggi in edicola è Guido Marangoni, scrittore e padre di una bambina con un cromosoma in più: «Un evento unico sarebbe il miglior modo per parlare e vivere l’inclusione senza nominarla mai»

Milano – È un editoriale scritto “con il sorriso sulle labbra e con grande speranza”, quello che Guido Marangoni, scrittore e papà di Anna, una delle tre figlie, nata con un cromosoma in più – riserva alle pagine di Famiglia Cristiana a commento delle Paralimpiadi Milano-Cortina 2026: «Un evento straordinario, carico di emozione ed entusiasmo, talmente affine ai Giochi olimpici che quel “para”, che dovrebbe indicare vicinanza, sembra davvero di troppo».
Ed è, infatti, sulla suddivisione tra Olimpiadi e Paralimpiadi che Marangoni si sofferma: «Ogni volta non posso fare a meno di farmi una semplice domanda: perché un fare un evento unico?». Secondo Marangoni «sarebbe il miglior modo per parlare di inclusione senza nominarla mai e diventerebbe un grande segno per scardinare la dinamica che si perpetua in ambiti della nostra società».
Il punto di partenza da cui parte la proposta è concreto e risale ad appena due mesi fa, le Universiadi invernali di Torino: «Per la prima volta in quell’ambito atleti con e senza disabilità hanno gareggiato sulle stesse piste, negli stessi giorni, sfilando nelle stesse cerimonie. C’è una differenza enorme tra essere accolti in uno spazio dedicato e abitare insieme lo stesso mondo».
Infine, la chiosa: «Perché con-correre e con-petere hanno quel prefisso con che fa tutta la differenza del mondo e allora facciamolo anche noi stiamo con questi atleti».
da CS



