Festival del mezzofondo su pista…di Remigio Di Benedetto


23 Settembre 2017, ore 16 e 30. Il glorioso Campo di atletica di Picanello ci accoglie come può. Spalti, recinzioni, prato, attrezzature tecniche e soprattutto la pista.. tutto  in condizioni estremamente precarie. Siamo all’anno zero per questo impianto del quale io personalmente ricordo in altri tempi e in altre condizioni, anche un incontro internazionale negli anni ‘80, un’Italia – Cecoslovacchia al femminile. Non ci sono parole, speriamo che si provveda al più presto.

Ore 17. L’entusiasmo con il quale i bimbi delle categorie giovanili si lanciano su questa “scorticata” pista, ci distrae dalle tristi riflessioni sulle condizioni del Campo Scuola. Dai pulcini nei 200m agli esordienti nei 600m, tutti ci mettono l’anima e il cuore oltre alle gambe e ai polmoni; sono un esempio per tutti noi.

Ore 19. Siamo al via della prima batteria dei 3000, quella dove sono impegnate le rappresentanti del “gentil sesso”. Ormai è calata la sera, sarebbe necessario un buon impianto di illuminazione che per altro c’è, ma la crescita degli alberi che costeggiano il rettilineo opposto a quello di arrivo è tale che i fari sono in gran parte coperti; il risultato è facile da immaginare.. Con questi presupposti le femminucce si schierano sulla linea di partenza e allo sparo di Michelangelo Granata “schizzano” via. La storia della batteria è semplice. Suelen Spitaleri dopo avere preso “le misure” delle avversarie con un inizio in copertura, con un veemente finale mette tutte in riga e si aggiudica la batteria. Mika Iwaguchi, con la testa alla scalata del Monte Kalfa che affronterà l’indomani (zero – mille) e Antonella Zappalà fanno quel che possono alle loro spalle, complimenti anche a loro.

Ore 19 e 20. È la volta della batteria over 60. Mi schiero con i miei avversari sulla sbiadita linea che indica la partenza. All’appello di Granata manca qualche “anziano” un poco distratto da altre “necessità”; quando finalmente la “compagnia” è completa c’è lo sparo e si parte. Privitera si esibisce nella sua solita generosa partenza, mentre non c’è quella di Carmelo Torrisi, forse anche lui ha la testa sul Monte Kalfa. Ai “120” supero Privitera, e mi tiro dietro Ferdinando Schiavino, conosco bene il suo “finale” e intuisco come andrà a finire. Io ho comunque un mio programma: 720 secondi. Passiamo ai “duecento” sulla linea di arrivo, l’unico punta della pista ben illuminato. Poi dopo la curva siamo sul rettilineo opposto e siamo al buio. Per i giudici e per chi assiste dalla precaria tribuna e come se fossimo sulla luna sulla metà che non si vede mai dalla terra.. Io come è mia abitudine non mi volto indietro, ma so che quei passi che martellano le mie orecchie dietro di me e quell’ombra che si intravede nell’oscurità del campo è quella dell’amico Ferdinando. Siamo ai mille, passiamo in quattro e zero otto. Ho già consumato 248 dei 720 secondi preventivati. Siamo nuovamente nella fascia “scura” dell’impianto; nella curva che precede il rettilineo d’arrivo il cordolo metallico che delimita la pista non c’è più e si stenta a vedere la pallida striscia che resta a segnare il confine della pista, si rischia di tagliare.. Quelle che con un eufemismo potremmo chiamare “imperfezioni” della pista non si vedono affatto. Se i pulcini si lanciavano con incoscienza e coraggio noi lo facciamo solo per il secondo perche capiamo il pericolo. Ancora due giri, qualche doppiaggio e io e Schiavino siamo ai 2000, passiamo in 4 e zero tre, ho perso ancora tre preziosi secondi rispetto al mio “budget cronometrico”. Sento che ho le energie per forzare l’andatura e tentare di recuperare ciò che ho già consumato in secondi e poi penso: “magari Ferdinando cede“. In progressione arriviamo al passaggio sulla linea di arrivo che segna l’inizio dell’ultimo giro. Non c’è “campana” e nessuno segnala che siamo al giro finale. Decido di chiedere conferma all’amico Schiavino: “siamo all’ultimo giro?” e lui di contro “credo di si, qui nessuno dice niente!” Io accelero ancora ma è a questo punto che Ferdinando, proprio mentre siamo sul lato “coperto” della luna, decide di chiudere la partita con un’accelerazione e un ultimo giro da “quattrocentista”. Io non ho la forza per stargli dietro, ma accelero notevolmente anch’io, mi è rimasta solo una manciata di secondi da consumare, sono sul rettilineo di arrivo che “scorticato” che sia mi dà la spinta per la volata finale. Taglio il traguardo e il mio Garmin mi dice che l’ultimo chilometro l’ho percorso in 3 e 50 e sono trascorsi 721 secondi dalla partenza, ai 12 minuti programmati devo aggiungere un solo secondo, può andare!

 Ore 20 La batteria di “tutti gli altri” fino ai 59 anni conclude la serata. Alcuni ragazzi “volano” nonostante le condizioni della “sgangherata” pista. Complimenti a loro e a tutti i coraggiosi podisti, ma soprattutto un abbraccio a Michelangelo Testa che come “spesso” accade si è fatto carico di chiudere la fila dei concorrenti della batteria.

  Tutti lasciamo il Campo Scuola di Catania con il pensiero e la speranza che l’impianto torni alle condizioni dei suoi giorni migliori.

        

 Remigio Di Benedetto