Trofeo Madonna del Rosario: il diario della corsa di Remigio Di Benedetto


Ore 10 e 3 minuti. Gli sbandieratori hanno appena terminato la loro esibizione di fronte al gonfiabile. Il sindaco della città, con perfetta fascia tricolore, ringrazia con qualche parola di apprezzamento organizzatori e atleti. Finalmente viene dato il via e i 451 podisti schierati sulla linea di partenza, scalpitanti già da alcuni minuti, possono “lanciarsi” lungo la discesa della via Sipione. Ci sono 27 gradi di temperatura e non c’è un alito di vento.

Siamo a Rosolini ed è appena partito il 4° Trofeo podistico Madonna del Rosario. La prima difficoltà, del tutto imprevista, è un auto che non si sa bene come, è posteggiata sulla destra lungo la discesa e dalla quale, con “tranquillità”, scendono due persone come se nulla fosse. La discesa prosegue e da alcuni balconi che si affacciano sulla strada, piovono rettangolini colorati di carta che inneggiano alla nostra gara, danno una sensazione d’allegria e ricoprono la strada come un variopinto tappeto, speriamo di non scivolarci sopra.. Nonostante questi “ostacoli a sorpresa” la gara “scivola via”, termina la discesa e svoltiamo a sinistra. La strada diviene ondulata, non ci sono “due ali di folla” ma un poco di gente incuriosita che vede questo fiume colorato di podisti passare sotto la propria casa.

Io vengo affiancato dall’amico Salvatore Cammarata (Atletica Sicilia), un mio “caro” avversario di categoria, e decido di seguire il suo passo. Passiamo al “rifornimento”, c’è H2O a volontà, ma io tiro dritto mentre Salvatore si “abbevera”. Ci avviciniamo al “giro di boa”, è il momento giusto per vedere la testa della corsa, c’è Giovanni Cavallo che galoppa al comando; ma è anche un buon momento per scorgere qualche avversario diretto che mi precede o che mi segue a breve distanza. Vedo Giovanni Tavano (Marathon Taormina) che come una “Freccia Rossa” è già leader della mia categoria, mentre alle mie spalle c’è Bruno Ferraro (Scuola Atletica Lentini) che mi “minaccia” abbastanza da vicino; a “debita” distanza invece osservo Carmelo Torrisi (Podistica Jonia Giarre) e Alessandro Sagone (Atletica Caltagirone). Torniamo a imboccare la via Sipione e quella che in partenza mi era apparsa come una tranquilla discesa, ha avuto una “mutazione” trasformandosi in una micidiale salita. Sulla sfondo sgorgo il gonfiabile, oggi insolitamente bianco, lo vede molto in alto, raggiungerlo mi sembra poter salire in Paradiso, ma l’atleta che porta il pettorale n° 277, la simpatica suor Anna Galati (A.S.D. Pietro Guarino Rosolini), in questo sembra forse più “agevolata”. Suor Anna,  indossa il suo candido abito bianco e non ha voluto rinunciare a sovrapporvi la canotta rossa della società per la quale gareggia. Finalmente passo sotto il gonfiabile, ma i 3,3 chilometri del primo giro si completano con un ulteriore tratto in salita, una grande rotatoria e un corrispondente tratto in discesa.

La via Sipione si è nuovamente “trasformata” in una piacevole discesa, l’auto che abbiamo avuto “tra i piedi” non c’è più, e una signora “armata” di scopa sta cercando di rimuovere i rettangolini di carta lanciati imprudentemente al primo giro. Sono sempre in compagnia di Salvatore Cammarata, siamo fianco a fianco e forse per ingannare il tempo iniziamo a fare “quattro chiacchiere”, parliamo come suole dirsi, del più e del meno, come se non fossimo impegnati insieme ad altri 449 podisti in una gara molto faticosa. Le nostre “chiacchiere perse” proseguono per un buon tratto. Superiamo il rifornimento e questa volta prendo acqua anche io, il caldo in “crescita” e la fatica si fanno sentire. Dopo il giro di boa la strada ondulata ci riporta alla salita “Sipione”; cessano le chiacchiere e al solito, Salvatore, quando la strada si impenna forza il ritmo, io con difficoltà cerco di seguire la sua scia. È una salita che mi appare un Purgatorio che mi fa scontare il fiato sprecato nelle chiacchiere della discesa, ma alla fine anche questo giro si completa e mi ritrovo ancora una volta nella discesa rilassante.

Cammarata però mi sembra che abbia alzato il ritmo, non riesco più ad affiancarlo, anzi progressivamente perdo qualche metro. Siamo al “rifornimento”, ma proprio nel momento di maggiore bisogno non ci sono più bicchieri e l’acqua rimasta nelle bottiglie viene “lanciata” a mo’ di doccia rinfrescante, agli atleti al loro passaggio; il risultato è che quando tocca a me, la mia canotta e il pantaloncino che assieme non pesano 100gr, zuppi d’acqua superano il mezzo chilo.. Fatico sempre di più a seguire Salvatore e contemporaneamente al giro di boa vedo Bruno Ferraro seguirmi a breve distanza, in pericoloso avvicinamento. La strada ondulata con i suoi cambi di ritmo mi fa faticare e quando la svolta a destra mi riporta in vista dell’arrivo, la salita mi sembra un Inferno. Il “Paradiso”, cioè il candido gonfiabile che segna l’arrivo è invece ancora lontano e mi sembra irraggiungibile. Salendo cerco il residuo d’ombra sulla destra della strada per avere un poco di sollievo e sfioro pericolosamente il marciapiede. Supero in doppiaggio suor Anna e la sua compagna di società Corradina (A.S.D. Pietro Guarino Rosolini) che proseguono di passo senza affannarsi più di tanto, quasi le invidio. Supero il gonfiabile, sono “in riserva”, c’è l’ultimo tratto in salita, la rotatoria, poi gli ultimi 30 metri, sono tutti in discesa, ma alle mie spalle c’è qualcuno che “sprinta”, è Gianfranco Pregadio le cui preghiere saranno state ascoltate se a un metro dalla linea di arrivo riesce a mettere prima di me, il piede sul magico tappetino della TDS, superandomi per un solo secondo.

Grazie alla società organizzatrice, l’A.S.D. Pietro Guarino Rosolini che ha offerto un gradevole rinfresco finale e confezionato un pacco gara anche a “km zero”, inserendovi carotine e pomodorini di produzione sicuramente locale; grazie a tutti coloro che hanno contribuito al buon svolgimento della bellissima manifestazione e complimenti a Giovanni Cavallo (Podistica Messina) e Chiara Immesi (Universitas Palermo) vincitori del Trofeo.

 

Remigio Di Benedetto

r.dibenedetto@aliceposta.it