La No al Doping…aspettando il Passatore


Poche settimane separano il mondo dell’atletica da quella che viene definita la “gara delle gare”, la “olimpiade della fatica”, la “CENTO più bella del mondo” o più semplicemente  “Passatore”. Invero, questa parola riecheggia già da diversi mesi nell’ambiente ibleo.

A parlarne sono, innanzitutto, loro: gli atleti del ragusano che il prossimo 27 maggio si cimenteranno  nell’impresa della 100 km che partirà  da Firenze  e arriverà in Piazza del Popolo a Faenza.

Fra più di 2100 partecipanti, con ben 24 Paesi esteri rappresentati, ci sono molti nomi noti della “no al doping” di Mimmo Causarano. Cosimo Azzollini e Gianni Giaquinta che con quest’anno vantano ben quattro presenze alla gara del Passatore; Massimo Ferlanti, Flavio Giaquinta e Claudio Cappello arrivati a quota tre partecipazioni insieme ad Angelo Cassarino e  Flavio Sortino. Per questi ultimi  due runners della “no al doping” il passatore non rappresenta l’unica corsa da 100 km, avendo partecipato nel 2016 all’Etna Extreme 100 km che ha visto vincere l’atleta Santo Monaco, della società “placeolum”, anch’egli fedelissimo amante del passatore che vi parteciperà quest’anno per la quarta volta. A partire con il predetto  gruppo per Firenze anche l’ibleo  Giorgio Mirabella che dopo la performance del 2015 si ripresenta all’appuntamento della CENTO del passatore con grande trepidazione. 

Sono proprio questi atleti che ne fanno oggetto di conversazione non solo durante gli allenamenti in pista,  nei viaggi in macchina o in aereo per raggiungere il luogo di una gara,  nel corso del riscaldamento prima di una competizione, ma anche  in luoghi “insoliti”  come al  supermercato, sul posto di lavoro, per le strade cittadine, in farmacia o al bar il sabato pomeriggio.

In tal modo, accade che, senza neanche accorgertene, come rapito da una forza maggiore incontrastabile ed inevitabile, ti ritrovi catapultato dentro il loro mondo che si compone di storie, aneddoti divertenti, racconti di esperienze passate, lacrime, gioie e speranze.

All’interno di questo mondo, questi nostri impavidi atleti comunicano attraverso un unico e speciale linguaggio fatto essenzialmente di emozioni.

È palpabile l’emozione che provano quando sul cellulare o su facebook postano la foto della medaglia che cingerà il collo di coloro che percorreranno tutti i  cento km di questo  viaggio tra gli Appennini italiani e confessano, con una tenerezza disarmante, che il pensiero del passatore invade – inarrestabile – i ritmi della quotidianeità e si appropria di spazi e tempi che, dal momento in cui matura la decisione di iscriversi a questa gara, vengono vissuti “in proiezione del passatore”.

Lo percepisci quando ti imbatti in uno di loro durante un allenamento e ti rendi conto che il tempo vola mentre percorri chilometri su chilometri senza più pensare alle andature che ti eri prefissato di seguire mentre a casa  indossavi le scarpette. Tutto questo perchè correndo a fianco di un atleta che ha già  partecipato alla cento km del passatore  rimani incantato dalla passione che proviene dai suoi racconti, intrisi di umiltà, tenacia e commozione.

Ti dicono che “correndo il passatore scatta qualcosa di folle” che consente di portare a termine questa straordinaria impresa anche quando si viene assaliti da  crampi e  dolori muscolari alla distanza di venti, trenta e perfino a quaranta km dal traguardo ( quasi come iniziare a correre una maratona, dopo averne percorso una prima, seguita da una mezza,  già spossati e sofferenti!).

Li senti ridere e prendersi in giro nel ricordare che nel momento in cui la fatica giunge al culmine e la lucidità inizia a scemare, in mezzo a quel fiume di corridori e di spettatori,  si inscenano improvvisamente degli  show divertenti in cui gli attori sono proprio gli atleti che, colti da una sorta di delirio mentale dettato dalla stanchezza,  cominciano ad urlare parole insensate e frasi sconnesse, a mormorare insulti e ad esternare bizzarri comportamenti che, tuttavia, non sono mai  sottoposti a critiche o a giudizi ma si fondono con la pacca sulle spalle dell’amico che ti sostiene, col sorriso del vicino corridore o, ancora, con la parola di incoraggiamento della gente che li incita ai bordi della strada.

E capita, durante questi viaggi della memoria, per una frazione di tempo piccolissima, che una sottile  patina di timore mista a rassegnazione attraversi lo sguardo dell’atleta che sa già che, ad un certo punto, non importa se al decimo o al novantanovesimo km,  dovrà fare i conti con la sofferenza e lo sconforto, il cui agguato costituisce una certezza ineluttabile.

Così, mentre sei preda di  contrastanti sentimenti di ammirazione e preoccupazione, arriva a destabilizzarti la frase ad effetto di chi con tono sicuro e risoluto dice che “è  proprio durante la fatica, lo sconforto, la sofferenza e i dolori muscolari che inizia la vera sfida a cui non puoi sottrarti!”.

Ecco la metamorfosi: la 100 km del passatore si trasforma nella sfida con se stessi; la sfida per eccellenza,  per ad andare  al di là di se stessi.“Beyond yorself”, per dirla alla maniera di Cosimo Azzollini.

Per affrontare una sfida di questa portata, ciascuna gara e ogni allenamento individuale o collettivo che gli atleti iscritti al passatore affrontano assumono un significato particolare, diventando una mera tessera che andrà a comporre un unico magnifico puzzle, in cui è tracciato chilometro per chilometro tutto il percorso della “CENTO” del passatore.

Così mentre per la maggior parte dei runners la maratona diventa il desiderio più ambito, la sfida sportiva più importante, anche per le implicazioni psicologiche che uno sforzo simile comporta ( non a caso, a poche ore dalla maratona di Ragusa organizzata lo scorso gennaio dalla “no al doping”, colui che poi l’avrebbe vinta –ultramaratoneta- aveva emblematicamente paragonato la maratona ad una seduta psichiatrica, per indicare che durante quei 42.195 km – ma anche nel corso dei mesi di  preparazione  – si compie un viaggio dentro se stessi e si scoprono lati inediti del proprio carattere ), per chi partecipa al passatore, invece, anche la maratona sveste i panni della regina della corsa ed indossa quelli più umili ed ordinari della serie dei test che si devono superare per correre la CENTO.

Inutile capire fino in fondo la logica degli atleti del passatore! Va accettata, come accade quando applichi la formula di un teorema di cui non  conosci i vari passaggi ma vedi che funziona!

Se li guardi  con questa consapevolezza, noti che, pur partecipando alle varie competizioni con entusiasmo, impegno e spirito agonistico, al contempo, una parte della  mente e del cuore di questi atleti è altrove, viaggia su binari diversi che conducono dritti verso“ un sogno chiamato passatore” (espressione non di chi scrive ma che proviene dalla sensibilità di uno questi atleti).

Infatti, in quei momenti che precedono il via alla competizione , l’atmosfera già densa di adrenalina e di allegria  si intinge di un “quid pluris” che promana solo dai partecipanti al passatore. Con il loro turbinio di emozioni, la loro aria sognante, lo sguardo di complicità che si scambiano in cui è racchiusa la condivisione di un’esperienza intensa ed unica, irrompono nel clima caldo della gara e pronunciano (come ad Agrigento lo scorso 5 marzo) espressioni del tipo “riscaldiamoci a ritmo passatore” e tu li segui, senza capire fino in fondo cosa intendono.

E mentre i partecipanti alla competizione di questa o quell’altra domenica, tornati a casa, aspettano l’elaborazione delle classifiche con i risultati dei tempi impiegati, gli atleti del passatore sono già in giro, a correre, ad accumulare chilometri, a completare l’allenamento della giornata in cui la gara della mattina diventa solo una tappa del loro percorso verso Firenze e da lì a Faenza.

Probabilmente non sanno che li guardiamo con ammirazione e li consideriamo atleti straordinari! Non tanto perché sono in grado di correre per cento e più chilometri, ma perché affrontano e vivono l’avventura del passatore con lo spirito con cui si partecipa ad una festa e, con la stessa naturalezza e lo stesso atteggiamento coinvolgente e goliardico di chi partecipa alla festa più divertente di sempre, ti invitano ad iscriverti alla gara della CENTO del passatore facendoti sentire forte e speciale un po come tu reputi tutti loro.

Ovviamente, molti appassionati di corsa declineranno questo particolare invito e non si iscriveranno mai alla CENTO del passatore, ma,  inebriati da queste narrazioni e da queste sensazioni, ne rimarranno inevitabilmente affascinati, come succede al cospetto di un’opera d’arte da cui si è attratti sebbene continui a rimanere celato e misterioso  il significato più profondo.

Invero,  qualcuno di questi atleti ama definire il Passatore non una “gara” ma “POESIA”, volendo esprimere che la CORSA di questa CENTO km, per le emozioni e i sentimenti che suscita, eleva il corpo e la mente alla stregua della sublime forma d’arte della poesia.

Comunque  si voglia definire il passatore – follia, festa, gara, sogno o poesia – il prossimo 27 Maggio con Cosimo Azzollini, Claudio Cappello, Angelo Cassarino, Massimo Ferlanti, Flavio Giaquinta, Gianni Giaquinta, Giorgio Mirabella, Santo Monaco e Flavio Sortino gioiremo, soffriremo, ci divertiremo e ci emozioneremo anche noi, amici, compagni di squadra, sostenitori.

Tutto questo grazie a voi.

In bocca al lupo, ragazzi!

Articolo inviato alla redazione di siciliarunning dalla No al Doping

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