“Non mi sento più le gambe”…come gestire la fatica


Prima della lettura dell’articolo, vorrei porgere un saluto ad una persona, Roberto Cerasola, che ha fatto dello sport un suo compagno di vita. Fino all’ultimo ha espresso il suo amore verso ciò che esso può regalare, ovvero la possibilità di conoscere se stessi, i propri limiti, le proprie risorse insieme all’apertura mentale che la passione per qualsiasi disciplina sportiva riesce a generare! Una ricchezza unica!

Ciao cugino!!!

NON MI SENTO PIÙ LE GAMBE!!! COME GESTIRE LA FATICA

Quante volte vi è capitato di sentire i vostri muscoli indurirsi e non rispondere più alla testa?
Quante volte avete vissuto l’ansia prima di arrivare al “chilometro” della fatica?
Oggi parleremo delle caratteristiche FISICHE e MENTALI della fatica, di quali strategie possiamo servirci per gestire al meglio il momento di crisi, per non cedere all’idea: “NON CE LA FACCIO PIÚ” che si concretizza spesso nel ritiro da una gara.

15physed.480La buona notizia è che la fatica si può gestire.
Proviamo a conoscere meglio di cosa è fatto l’affaticamento, quali sono i processi fisici e mentali che lo determinano.
Comunemente, siamo portati a credere che la stanchezza sia legata ad elementi solamente fisici e siamo abituati a percepire il nostro livello di affaticamento attraverso segnali come dolore muscolare, mollezza, ritmo cardiaco e respiratorio accelerati ecc..
Ma la percezione della fatica non è esclusivamente frutto di segnali fisici, in quanto deriva da un processo più complesso che coinvolge anche il nostro sistema nervoso centrale; un sistema di comunicazione circolare tra “periferia” del corpo e cervello.
Scopriamo insieme come funziona il “processo fatica”.
I segnali fisici che partono dal corpo, come la concentrazione dell’acido lattico, del glucosio ematico, frequenza cardiaca e respiratoria ecc.., giungono al cervello, nella zona sottocorticale, che mette insieme tali informazioni creando la percezione della fatica. Da questa presa di coscienza, si generano delle emozioni, dei pensieri che creano a loro volta ulteriori reazioni nel corpo. Quando il vissuto emotivo ed i pensieri generati dai segnali legati all’affaticamento sono negativi, ansiogeni, le reazioni del nostro corpo si tradurranno in un maggior affaticamento, ad esempio attraverso un aumento della concentrazione del lattato. Tale aumento diviene un ulteriore segnale che giunge nuovamente al sistema nervoso centrale, alimentando l’ansia e quindi, a cascata le reazioni fisiche successive peggioreranno ulteriormente.
È evidente come la complessità della fatica vada oltre il semplice affaticamento muscolare.
Ma cosa può causare il legame tra i segnali della fatica e la qualità dei pensieri e delle emozioni ad essi connessi?
Non c’è una risposta univoca, i fattori possono essere diversi come le caratteristiche di personalità dell’atleta, le esperienze passate che lasciano dei ricordi influenti sull’interpretazione della competizione in generale e, quindi, anche del significato da attribuire alla fatica ecc..
La preparazione mentale offre la possibilità di gestire al meglio i momenti di maggiore difficoltà, intervenendo nel circuito suddetto, modificando il vissuto emotivo ed i pensieri dell’atleta, facendoli divenire positivi e propositivi, migliorando la risposta del corpo. Se i segnali corporei della fatica non vengono vissuti con significati negativi, ansiogeni, sarà possibile diminuire l’aumento dell’affaticamento e gestirlo al meglio.
Naturalmente non si vuole affermare che è possibile annullare la fatica, che rimane comunque un fattore molto utile per la gestione di sé, ma si può di certo lavorare per funzionare al meglio anche in quei momenti in cui ci si sente sfiniti e continuare a gareggiare diviene complicato.
Esistono diversi programmi di mental training specifici per la gestione della fatica. La scelta del percorso più utile sarà determinato da alcuni fattori imprescindibili come fattori personali dell’atleta, la disciplina praticata, le risorse presenti (sia individuali che relazionali e ambientali).
Soprattutto negli (SPORT DI RESISTENZA), molti atleti rivolgono sempre maggiore attenzione all’aspetto mentale/psicologico della fatica, a dimostrazione di come la sola preparazione atletica può non bastare per migliorarsi, per tornare ad esperire sensazioni positive nella pratica sportiva.

Per info e domande: info@francescoprisco.eu

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